Quel che crediamo di sapere
Voglio condividere con voi qualcosa che mi è capitato sottomano di recente.
Era il 1977, e Neil Young stava lavorando al suo nuovo disco, Chrome Dreams. Non l’avrebbe mai pubblicato. Molti dei pezzi presenti in questo disco, però, si sono ripresentati negli album seguenti, anche a distanza di decenni. Uno in particolare, che mi è capitato di sentire qualche tempo fa grazie al sempre ottimo Sergio Mancinelli e alla sua Area Protetta, mi ha davvero colpito. Si intitola Ordinary People. Cliccate su Play, e mentre ascoltate continuate a leggere, il post prosegue sotto il video
Quello che state vedendo è uno dei tanti bootleg di questo pezzo, che gli spettatori da parecchi anni registrano ai concerti di Young ed è piuttosto conosciuto tra i suoi fan. Una registrazione ufficiale, tuttavia, non si è vista per trent’anni, fino all’uscita di Chrome Dreams II nel 2007, ed è possibile ascoltarla dal sito di Rolling Stone. La registrazione risale al 1988. Le differenze tra le due versioni non sono poche, a cominciare dalla durata: i dodici minuti abbondanti del bootleg che vi ho proposto vengono ampiamente superati dai diciotto della registrazione in studio.
Personalmente preferisco di gran lunga la versione live: la presenza del pubblico basta a dare quella marcia in più ai musicisti e le dinamiche sono molto più accentuate, grazie soprattutto alla sezione di fiati, vera sorpresa del pezzo. I suoni, poi, sono grezzi e sporchi a sufficienza, e l’alchimia nel gruppo (i Bluenotes) si sente eccome, l’assolo incrociato blueseggiante tra tenore e chitarra che parte verso i 6:50 dice tutto.
Insomma, un pezzo dalle sonorità particolari e poco esplorate dallo stesso Young, eppure coinvolgente ed emozionante. E pensare che non mi è mai piaciuto Neil Young. Mai avere preconcetti, soprattutto nella musica.
Posted by bardo under music | Comments (0)