July 19, 2010
Molti sono al corrente della mia avversione nei confronti di Facebook. Le mie ragioni sono diverse, ma la principale è la mia ferma convinzione che la privacy sia un diritto fondamentale delle persone e che un’azienda come Facebook, Inc. non solo non faccia abbastanza per proteggerla, ma anzi la calpesti di proposito per questioni di business.
Dunque, restare al di fuori di Facebook è sempre stata una scelta forte per me, e anche difficile da seguire, dato che molta della vita sociale dei miei coetanei ormai si svolge lì. E come biasimarli? Le potenzialità di un social network di quelle dimensioni sono davvero grandi, e ci sono indubbi vantaggi a livello comunicativo e di condivisione in una piattaforma del genere.
Ma un uso responsabile di Facebook è possibile? Solo parzialmente, io credo. Per quanto uno possa essere il più restrittivo possibile nei confronti del servizio, ha in mano sempre e solo quello che il servizio stesso gli mette a disposizione.
Non esiste, ad esempio, un sistema di moderazione preventiva di quello che gli altri scrivono sul nostro muro, o delle foto in cui ci taggano. Si viene messi davanti al fatto compiuto, e solo a posteriori è possibile eliminare il dato errato o anche solo scomodo. L’alternativa? Disabilitare interamente la funzionalità, ritrovandosi di fatto con un profilo castrato e quindi indesiderabile. Bella mossa, Mr Z.
Resta il fatto che Facebook è il social network più utilizzato in Italia e nel mondo, e il principale (in certi casi l’unico) mezzo di comunicazione tramite cui si mantengono i contatti su Internet. Ed è innegabile che, per molti, sia anche uno strumento di lavoro. In quest’ultimo gruppo rientrano anche tutti coloro che hanno a che fare con la musica e l’arte in generale. Va da sé che, per chi decide di fare dell’arte il suo mestiere, diventare parte della grande F non sia questione di se ma di quando. Temo che il momento sia arrivato anche per me.
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January 30, 2010
[bardo@forty-two ~]$ uprecords -sm1
# Uptime | System Boot up
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-> 1 25 days, 00:39:39 | Linux 2.6.32-ARCH Sun Jan 3 15:34:58 2010
Un peccato dover riavviare
Fastidio a parte, questo significa che la nuova beta dei driver nvidia ha finalmente risolto il fastidioso problema che freezava il sistema, e finalmente arch è rock stable
E questo 2.6.33, poi, non vedo l’ora che esca, sto testando la rc6 e mi gusta assai, in particolare per l’attesissima introduzione della headphone detection sui Macbook 5,1 e 5,2.
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October 23, 2009
A BSD non piace l’I/O APIC in VirtualBox. Né a free né ad open.
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July 18, 2009
A usare NFS. Sul serio. L’uso di mtdblockd sale sopra il 30% contro una norma di… vediamo… zero! In caso di attività di rete un minimo intensa (sopra a qualche centinaio di connessioni contemporanee) il carico sale sopra al 6 e alcune connessioni restano appese all’handshake, probabilmente perché iptables non riesce a starci dietro. Il router, dal canto suo, diventa quasi inutilizzabile, richiedendo parecchie decine di secondi per un login via ssh e rispondendo molto lentamente all’input.
Una volta scaricati i moduli nfs, lockd e sunrpc tutto torna di colpo rapidissimo e le connessioni smettono di incastrarsi quasi del tutto. Quasi perché, evidentemente, l’alto carico di rete qualche disservizio lo causa comunque. Comunque, un’altra vita rispetto a prima. Devo proprio decidermi a saldarci su il lettore di SD.
Posted by bardo under g33k1ng around | Comments (0)
June 28, 2009
Chi ha regolarmente la malaugurata idea di leggere i ChangeLog del kernel sa bene di cosa sto parlando: dopo un po’ va insieme la vista e l’intera operazione diventa una sofferenza. Quelli delle rc1 in particolare sono decisamente corpose (l’ultimo supera i 5MB di testo non compresso, per un totale di 8739 commit spalmati in 140663 umili righe): la lettura diventa presto qualcosa di impossibile, dato che l’occhio comincia a saltellare su e giù e dopo un po’ dà forfait.
In questo ci viene d’aiuto il buon vecchio vim: prima di tutto per il testo bianco su sfondo nero, che è decisamente più riposante dell’opposto se usato con un font decente. In proposito consiglio terminus (pacman -S terminus-font), un monospace pensato appositamente per i terminali che mantiene un’ottima leggibilità anche in queste condizioni, in corpo 8 per chi ha la vista buona come il sottoscritto, 10 per gli altri. Poi c’è la syntax highlighting, che rende molto più facile il gioco della caccia al commit, da usare regolarmente in congiunzione con la linea set background=dark in /etc/vimrc o in ~/.vimrc per avere il giusto contrasto di colore.
Tutto questo è un buon inizio, resta il problema del saltellamento del bulbo oculare, la vera piaga di tutta la faccenda. Mentre si delineava nella mia testa tutto questo bel giochino ho pensato che un semplice /^commit seguito da tante n sarebbe bastato, e invece no: il cursore va a piazzarsi a fondo pagina, col risultato che vedo solo l’id del commit perdendomi completamente il contenuto. Essendo un utente medio di vim conosco qualche comandino da tastiera, ma non mi sono mai lanciato nell’uso avanzato. Mi sono quindi messo alla ricerca di un modo per far sì che la riga che matcha diventasse la prima della pagina, in modo da avere sempre la descrizione nello stesso punto e risparmiarmi una pupilla che sembra muoversi di moto browniano. E l’ho trovato.
Per far sì che la riga del cursore venga messa in cima alla pagina basta premere zt in modalità comandi. Dato che premere nzt 8739 volte non mi attirava granché, ho pensato di attivare un mapping che mi consentisse di usare un solo tasto per fare tutto. E dunque, ecco svelato l’arcano:
:nmap n nzt
Una volta fatto ciò, ad ogni pressione di n sarà come aver premuto in sequenza i tasti nzt, e dopo aver lanciato la ricerca (/^commit, come si diceva) potremo usare questo tasto per navigare comodamente il ChangeLog.
Posted by bardo under arch,g33k1ng around | Comments (4)