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	<title>Col senno di poi &#187; g33k1ng around</title>
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		<title>A proposito di Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 14:20:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Molti sono al corrente della mia avversione nei confronti di Facebook. Le mie ragioni sono diverse, ma la principale è la mia ferma convinzione che la privacy sia un diritto fondamentale delle persone e che un&#8217;azienda come Facebook, Inc. non solo non faccia abbastanza per proteggerla, ma anzi la calpesti di proposito per questioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti sono al corrente della mia avversione nei confronti di Facebook. Le mie ragioni sono diverse, ma la principale è la mia ferma convinzione che la privacy sia un diritto fondamentale delle persone e che un&#8217;azienda come Facebook, Inc. non solo non faccia abbastanza per proteggerla, ma anzi la calpesti di proposito per questioni di business.</p>
<p>Dunque, restare al di fuori di Facebook è sempre stata una scelta forte per me, e anche difficile da seguire, dato che molta della vita sociale dei miei coetanei ormai si svolge lì. E come biasimarli? Le potenzialità di un social network di quelle dimensioni sono davvero grandi, e ci sono indubbi vantaggi a livello comunicativo e di condivisione in una piattaforma del genere.</p>
<p>Ma un uso responsabile di Facebook è possibile? Solo parzialmente, io credo. Per quanto uno possa essere il più restrittivo possibile nei confronti del servizio, ha in mano sempre e solo quello che il servizio stesso gli mette a disposizione.</p>
<p>Non esiste, ad esempio, un sistema di moderazione preventiva di quello che gli altri scrivono sul nostro muro, o delle foto in cui ci taggano. Si viene messi davanti al fatto compiuto, e solo a posteriori è possibile eliminare il dato errato o anche solo scomodo. L&#8217;alternativa? Disabilitare interamente la funzionalità, ritrovandosi di fatto con un profilo castrato e quindi indesiderabile. Bella mossa, Mr Z.</p>
<p>Resta il fatto che Facebook è il social network più utilizzato in Italia e nel mondo, e il principale (in certi casi l&#8217;unico) mezzo di comunicazione tramite cui si mantengono i contatti su Internet. Ed è innegabile che, per molti, sia anche uno strumento di lavoro. In quest&#8217;ultimo gruppo rientrano anche tutti coloro che hanno a che fare con la musica e l&#8217;arte in generale. Va da sé che, per chi decide di fare dell&#8217;arte il suo mestiere, diventare parte della grande F non sia questione di <em>se</em> ma di <em>quando</em>. Temo che il momento sia arrivato anche per me.</p>
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		<title>Finalmente stabile</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 13:04:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[bardo@forty-two ~]$ uprecords -sm1 # Uptime &#124; System Boot up ----------------------------+--------------------------------------------------- -&#62; 1 25 days, 00:39:39 &#124; Linux 2.6.32-ARCH Sun Jan 3 15:34:58 2010 Un peccato dover riavviare Fastidio a parte, questo significa che la nuova beta dei driver nvidia ha finalmente risolto il fastidioso problema che freezava il sistema, e finalmente arch è rock [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre>[bardo@forty-two ~]$ uprecords -sm1
     #               Uptime | System                                     Boot up
----------------------------+---------------------------------------------------
-&gt;   1    25 days, 00:39:39 | Linux 2.6.32-ARCH         Sun Jan  3 15:34:58 2010</pre>
<p>Un peccato dover riavviare <img src='http://blog.bardland.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  Fastidio a parte, questo significa che la nuova beta dei driver nvidia ha finalmente risolto il fastidioso problema che freezava il sistema, e finalmente arch è rock stable <img src='http://blog.bardland.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  E questo 2.6.33, poi, non vedo l&#8217;ora che esca, sto testando la rc6 e mi gusta assai, in particolare per l&#8217;attesissima introduzione della <em>headphone detection</em> sui Macbook 5,1 e 5,2.</p>
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		<title>Ok, ok, ho capito&#8230;</title>
		<link>http://blog.bardland.org/2009/10/23/ok-ok-ho-capito/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 16:38:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A BSD non piace l&#8217;I/O APIC in VirtualBox. Né a free né ad open.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A <a title="Berkeley Software Distribution" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Berkeley_Software_Distribution">BSD</a> non piace l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Architettura_APIC_della_Intel#I.2FO_APIC" target="_blank">I/O APIC</a> in <a title="come farei senza..." href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a>. Né a <a title="the power to serve" href="http://www.freebsd.org/" target="_blank">free</a> né ad <a title="free, functional and secure" href="http://openbsd.org" target="_blank">open</a>.</p>
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		<title>A cosa *non* serve una Fonera</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 16:41:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A usare NFS. Sul serio. L&#8217;uso di mtdblockd sale sopra il 30% contro una norma di&#8230; vediamo&#8230; zero! In caso di attività di rete un minimo intensa (sopra a qualche centinaio di connessioni contemporanee) il carico sale sopra al 6 e alcune connessioni restano appese all&#8217;handshake, probabilmente perché iptables non riesce a starci dietro. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A usare NFS. Sul serio. L&#8217;uso di mtdblockd sale sopra il 30% contro una norma di&#8230; vediamo&#8230; <strong>zero</strong>! In caso di attività di rete un minimo intensa (sopra a qualche centinaio di connessioni contemporanee) il carico sale sopra al 6 e alcune connessioni restano appese all&#8217;handshake, probabilmente perché iptables non riesce a starci dietro. Il router, dal canto suo, diventa quasi inutilizzabile, richiedendo parecchie decine di secondi per un login via ssh e rispondendo molto lentamente all&#8217;input.</p>
<p>Una volta scaricati i moduli nfs, lockd e sunrpc tutto torna di colpo rapidissimo e le connessioni smettono di incastrarsi quasi del tutto. Quasi perché, evidentemente, l&#8217;alto carico di rete qualche disservizio lo causa comunque. Comunque, un&#8217;altra vita rispetto a prima. Devo proprio decidermi a saldarci su il lettore di SD.</p>
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		<title>Vim tip: come leggere i ChangeLog del kernel senza mali di testa</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 02:02:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi ha regolarmente la malaugurata idea di leggere i ChangeLog del kernel sa bene di cosa sto parlando: dopo un po&#8217; va insieme la vista e l&#8217;intera operazione diventa una sofferenza. Quelli delle rc1 in particolare sono decisamente corpose (l&#8217;ultimo supera i 5MB di testo non compresso, per un totale di 8739 commit spalmati in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha regolarmente la malaugurata idea di leggere i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/ChangeLog">ChangeLog</a> del <a href="http://kernel.org/">kernel</a> sa bene di cosa sto parlando: dopo un po&#8217; va insieme la vista e l&#8217;intera operazione diventa una sofferenza. Quelli delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Release_candidate">rc1</a> in particolare sono decisamente corpose (l&#8217;<a title="ChangeLog del kernel 2.6.31-rc1" href="http://kernel.org/pub/linux/kernel/v2.6/testing/ChangeLog-2.6.31-rc1">ultimo</a> supera i 5MB di testo non compresso, per un totale di 8739 commit spalmati in 140663 umili righe): la lettura diventa presto qualcosa di impossibile, dato che l&#8217;occhio comincia a saltellare su e giù e dopo un po&#8217; dà forfait.</p>
<p>In questo ci viene d&#8217;aiuto il buon vecchio <a href="http://www.vim.org/">vim</a>: prima di tutto per il testo bianco su sfondo nero, che è decisamente più riposante dell&#8217;opposto se usato con un font decente. In proposito consiglio <a href="http://www.is-vn.bg/hamster/">terminus</a> (<em>pacman -S terminus-font</em>), un monospace pensato appositamente per i terminali che mantiene un&#8217;ottima leggibilità anche in queste condizioni, in corpo 8 per chi ha la vista buona come il sottoscritto, 10 per gli altri. Poi c&#8217;è la syntax highlighting, che rende molto più facile il gioco della caccia al commit, da usare regolarmente in congiunzione con la linea <em>set background=dark</em> in /etc/vimrc o in ~/.vimrc per avere il giusto contrasto di colore.</p>
<p>Tutto questo è un buon inizio, resta il problema del saltellamento del bulbo oculare, la vera piaga di tutta la faccenda. Mentre si delineava nella mia testa tutto questo bel giochino ho pensato che un semplice <em>/^commit</em> seguito da tante <em>n</em> sarebbe bastato, e invece no: il cursore va a piazzarsi a fondo pagina, col risultato che vedo solo l&#8217;id del commit perdendomi completamente il contenuto. Essendo un utente medio di vim conosco qualche comandino da tastiera, ma non mi sono mai lanciato nell&#8217;uso avanzato. Mi sono quindi messo alla ricerca di un modo per far sì che la riga che matcha diventasse la prima della pagina, in modo da avere sempre la descrizione nello stesso punto e risparmiarmi una pupilla che sembra muoversi di moto browniano. E l&#8217;ho trovato.</p>
<p>Per far sì che la riga del cursore venga messa in cima alla pagina basta premere <em>zt</em> in modalità comandi. Dato che premere <em>nzt</em> 8739 volte non mi attirava granché, ho pensato di attivare un mapping che mi consentisse di usare un solo tasto per fare tutto. E dunque, ecco svelato l&#8217;arcano:</p>
<blockquote><p>:nmap n nzt</p></blockquote>
<p>Una volta fatto ciò, ad ogni pressione di <em>n</em> sarà come aver premuto in sequenza i tasti <em>nzt</em>, e dopo aver lanciato la ricerca (<em>/^commit</em>, come si diceva) potremo usare questo tasto per navigare comodamente il ChangeLog. <img src='http://blog.bardland.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Arch Linux su MacBook Aluminium /3</title>
		<link>http://blog.bardland.org/2009/06/21/archlinux-su-macbook-aluminium-3/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 16:09:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Torno ancora sull&#8217;argomento perché negli ultimi due kernel sono state introdotte novità interessanti. La prima e indubbiamente più importante è l&#8217;integrazione, nella versione 2.6.30, delle patch per il supporto multitouch e del driver bcm5974. Grazie a questo cambiamento finalmente il supporto per il trackpad è disponibile nativamente, e possiamo togliere la patch dal nostro PKGBUILD! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torno ancora sull&#8217;argomento perché negli ultimi due kernel sono state introdotte novità interessanti. La prima e indubbiamente più importante è l&#8217;integrazione, nella versione 2.6.30, delle patch per il supporto multitouch e del driver bcm5974. Grazie a questo cambiamento finalmente il supporto per il trackpad è disponibile nativamente, e possiamo togliere la patch dal nostro PKGBUILD!</p>
<p>In aggiunta ho scoperto da poco che qualcuno ha scritto finalmente una patch per ALSA 1.0.19 (ma comunque compatibile con la 1.0.20) che integra il supporto ai MacBook 5,1. Sono quindi utilizzabili tutti i canali audio, anche se i controlli non sono ancora il massimo della vita. La scheda dovrebbe essere automaticamente riconosciuta per i 5,1; i 5,2 hanno una scheda simile, e il riconoscimento può essere forzato inserendo la riga &#8220;options snd_hda_intel model=mb5&#8243; in <em>/etc/modprobe.d/modprobe.conf</em>. Attenzione a chi prima aveva impostato il parametro <em>mode</em><em>l=mbp</em>, quella linea va eliminata perché tutto funzioni correttamente.</p>
<p>Ma andiamo a vedere i controlli. Nell&#8217;immagine che segue possiamo vedere come si presenta il mixer con il kernel 2.6.30.</p>
<p><a href="http://blog.bardland.org/wp-content/alsamixer-mb5.png"><img class="alignnone size-full wp-image-150" title="alsamixer-mb5" src="http://blog.bardland.org/wp-content/alsamixer-mb5.png" alt="alsamixer-mb5" width="787" height="218" /></a></p>
<p>Al momento non è supportata la headphone detection, quindi esistono tre switch principali: <em>PCM</em>, ovvero il controllo volume principale, <em>Master</em>, che controlla l&#8217;uscita dalle casse integrate, e <em>HP</em>, che controlla l&#8217;uscita cuffie. È da notare che azzerare il volume di uno o dell&#8217;altro non è sufficiente a zittire completamente l&#8217;uscita corrispondente, è necessario mettere in muto il canale.</p>
<p>I MacBook, poi, sono provvisti di un piccolo woofer interno. Questo, al momento, è controllato tramite lo slider <em>LFE</em>, mentre il volume dei due midrange/tweeter si imposta sullo slider <em>Front</em>. Le cuffie, chiaramente, non hanno di questi problemi essendo altoparlanti stereo tradizionali, quindi l&#8217;unico controllo volume necessario è <em>HP</em>.</p>
<p>Sembrano non avere effetto gli slider <em>Surround</em> e <em>Line</em>, e lo switch <em>Channel</em>, che prima serviva a passare dalle cuffie alle casse integrate. O forse sono io che di tutta questa roba non so che farmene. In compenso, udite udite, finalmente il microfono funziona! <img src='http://blog.bardland.org/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Qualche problema il kernel invece sembra darlo dal lato del wireless: fatico molto, con il <em>crap</em>tastico driver proprietario della Broadcom, a recuperare una connessione wireless dopo la sospensione, cosa che non avveniva in precedenza, neanche nelle ultime RC di questa release.</p>
<p>Potete scaricare il PKGBUILD con la configurazione e la patch <a href="http://blog.bardland.org/wp-content/kernel26-2.6.30-5.src.tar.gz">qui</a>. Buon divertimento! <img src='http://blog.bardland.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Widget vodafone.it</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 15:51:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente Vodafone pare cominci a capire i bisogni della popolazione connessa alla Rete e se ne esce con un&#8217;idea che definire nuova è un po&#8217; un&#8217;esagerazione, ma comunque è utile: il Widget. Trattasi di una piccola applicazione basata su Adobe AIR che, oltre a mostrare un riepilogo del traffico disponibile e del saldo punti Vodafone, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente <a href="http://www.vodafone.it/">Vodafone</a> pare cominci a capire i bisogni della popolazione connessa alla Rete e se ne esce con un&#8217;idea che definire nuova è un po&#8217; un&#8217;esagerazione, ma comunque è utile: il Widget. Trattasi di una piccola applicazione basata su <a href="http://www.adobe.com/products/air/">Adobe AIR</a> che, oltre a mostrare un riepilogo del traffico disponibile e del saldo punti Vodafone, permette – udite, udite! – di inviare i famosi 10 SMS gratis tramite un&#8217;interfaccia finalmente semplice e accessibile, risparmiando agli utenti il labirinto di link che servono a raggiungere la pagina incriminata.</p>
<p>Perché non è una novità? Perché già esistono parecchie applicazioni che, in maniera non ufficiale, fanno lo stesso lavoro, su tutte l&#8217;ottimo <a title="SMS gratis! Yum!" href="http://www.moioli.net/sms/">MoioSMS</a>, che supporta tra l&#8217;altro parecchi servizi diversi e non è limitato al solo Vodafone, e l&#8217;estensione per Firefox <a href="https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/3838">Rubrika4Vodafone</a>, che modifica la pagina del gestore aggiungendo una rubrica, un archivio messaggi inviati e il conteggio degli SMS residui.</p>
<p>Il Widget, oltretutto, soffre di qualche piccolo problema (su tutti, sbaglia il conto degli SMS inviati: sono dovuto ricorrere al sito dopo solo quattro messaggi) e potrebbe beneficiare di qualche aggiornamento. Una feature di cui in effetti già sentivo la mancanza sul sito, ad esempio, è la possibilità di inviare SMS con addebito sulla SIM associata: perché, una volta finiti i messaggi gratuiti, non posso inviarli a pagamento dal Widget? La tastiera di un PC è infinitamente più comoda di un cellulare, per scrivere.</p>
<p>Spero a questo punto che Vodafone, sentendosi la coscienza a posto, non abbandoni questa applicazione, che chiaramente non è ancora perfetta ma è già un ottimo inizio: con qualche modifica potrebbe diventare davvero una killer app.</p>
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		<title>Al telefono con la tecno-nonna</title>
		<link>http://blog.bardland.org/2009/05/13/al-telefono-con-la-tecno-nonna/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 17:51:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[ La tecno-nonna è alle prese con il Brain Training sul Nintendo DS ] – E poi non mi piace questa cosa, mi dice che ho il cervello di un&#8217;ottantenne! – Perché, scusa, tu quanti anni hai? – Ottantotto. – Eh, lamentati&#8230; – Ma ieri me ne dava settantotto!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[ La tecno-nonna è alle prese con il Brain Training sul Nintendo DS ]</p>
<p>– E poi non mi piace questa cosa, mi dice che ho il cervello di un&#8217;ottantenne!<br />
– Perché, scusa, tu quanti anni hai?<br />
– Ottantotto.<br />
– Eh, lamentati&#8230;<br />
– Ma ieri me ne dava settantotto!</p>
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		<title>Debian e i GID a muzzo</title>
		<link>http://blog.bardland.org/2009/02/01/debian-e-i-gid-a-muzzo/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 23:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa succede quando uno si trova a dover amministrare un po&#8217; di macchine server e client di OS diversi? Che ad un certo punto lo sbattimento di gestire e replicare utenze su enne servizi a destra e a manca diventa troppo e si cerca una soluzione centralizzata. La scelta cade, per motivi di possibilità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa succede quando uno si trova a dover amministrare un po&#8217; di macchine server e client di OS diversi? Che ad un certo punto lo sbattimento di gestire e replicare utenze su enne servizi a destra e a manca diventa troppo e si cerca una soluzione centralizzata. La scelta cade, per motivi di possibilità di ridondanza nella nostra architettura, su OpenLDAP, con cui per questa ragione il sottoscritto sta lottando da tempo.</p>
<p>Di per sé non è neanche una brutta cosa, che esista un server di directory libero, peccato che i principali sviluppatori sembra si sentano parte di un&#8217;elite estremamente esclusiva, secondo la cui etichetta i non iniziati non hanno il diritto di capire perché la baracca non funziona. E quindi via, un errore più incomprensibile dell&#8217;altro, ognuno condito da linguaggio accademico e infarcito di buzzword. Va da sé che i &#8220;non iniziati&#8221; hanno, dall&#8217;altro lato, scritto centinaia di guide che dovrebbero aiutare chi, come loro, comincia ad affrontare l&#8217;argomento. E va da sé che non esistono due guide completamente d&#8217;accordo su ogni punto. Ma anche a questo il sysadmin più cocciuto può resistere, e se infinite prove fallite e chili di documentazione non lo spaventano, può arrivare a <em>grokkare</em>, fino ad un certo punto, la configurazione di OpenLDAP. Quel tanto che basta per fargli fare quello per cui è stato inventato.</p>
<p>Ed è qui che arriva Debian. Il <span style="text-decoration: line-through;">sistema operativo</span> danno universale. Ma andiamo con ordine. Mi viene messa in mano una mezza installazione di OpenLDAP qualche mese fa perché prenda confidenza con questo strumento del demonio nei tempi morti al lavoro, e capisco subito che non sarà impresa facile. La macchina è uno dei nostri server Sarge, regolarmente aggiornato. Configuro dunque il db, il server, il client, baracca e burattini, importo a fatica i dati del sistema, dopo un po&#8217; di smadonnamenti riesco anche a querarlo con <em>ldapsearch</em>. Sembra funzionare, fico. Peccato che le modifiche fatte al db non siano viste dal sistema, e nonostante il demone nscd sia avviato, funzionante e configurato per parlare con ldap, <em>getent</em> continua a ritornare i vecchi risultati per passwd e compagnia cantante.</p>
<p>Dopo qualche giorno di questo andazzo, facendosi più pressante la richiesta per il server, decido di dare una scossa allo sviluppo della cosa e riparto da zero, forte dell&#8217;esperienza accumulata, su una Lenny dedicata. Magia, tutto funziona senza troppa fatica e <em>getent</em> ritorna allegramente le informazioni del db. Ormai considero gran parte del lavoro come concluso. Fast forward di qualche settimana in cui ho avuto altro da fare, decido di portare la configurazione sulla macchina Sarge e&#8230; non funziona più nulla! Com&#8217;è?</p>
<p>Decido, dopo varie litigate con nscd, che c&#8217;è qualche problema su Sarge, ed inizio a considerare ldap rotto a livello di distro. Niente di tragico, significa semplicemente che il server andrà a finire su una macchina Lenny, le Sarge saranno solo client. E qui casca l&#8217;asino. Esporto in un file ldif /etc/group del server Sarge, lo trasloco sulla Lenny e faccio un rapido check prima di importarlo. Resto allibito: i GID sono diversi tra le due macchine! Ovviamente non parlo dei GID utente, ma di quelli creati per i demoni di sistema &#8220;extra&#8221;, che vengono assegnati tra il 100 e il 1000.</p>
<p>Perché ogni servizio non ha il suo GID fisso? Come diamine faccio a mettere su un server LDAP che gestisca anche i gruppi per un tot di macchine senza trovarmi i GID sminchiati? Devo forse fermare una macchina <strong>di produzione</strong> per dare chown ricorsivi a manetta su tutta la root ed uniformare i server? Come accidenti si fa ad integrare macchine Debian <em>preesistenti</em> in una directory LDAP evitando problemi del genere?</p>
<p>Deve esserci una spiegazione, non possono essere così stupidi in debian&#8230; deve esserci un modo! Si accettano consigli <img src='http://blog.bardland.org/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Arch Linux su MacBook Aluminium /2</title>
		<link>http://blog.bardland.org/2009/01/24/arch-linux-su-macbook-aluminium-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 19:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visto il successo del post precedente sull&#8217;argomento ho pensato bene di integrarlo un po&#8217; con altre informazioni utili, e di aggiornare lo stato corrente della cosa. Prima di tutto l&#8217;audio. Al momento il chipset non è perfettamente supportato, ma funziona, con qualche scomodità, passando l&#8217;opzione model=mpb3 al modulo snd-hda-intel. Perché sia fatto automagicamente all&#8217;avvio è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto il successo del <a title="la prima parte..." href="http://blog.bardland.org/2009/01/11/arch-linux-su-macbook-aluminium/" target="_self">post precedente</a> sull&#8217;argomento ho pensato bene di integrarlo un po&#8217; con altre informazioni utili, e di aggiornare lo stato corrente della cosa.</p>
<p>Prima di tutto l&#8217;audio. Al momento il chipset non è perfettamente supportato, ma funziona, con qualche scomodità, passando l&#8217;opzione <em>model=mpb3</em> al modulo snd-hda-intel. Perché sia fatto automagicamente all&#8217;avvio è sufficiente aggiungere, in /etc/modprobe.conf, la riga:<br />
<em>options snd_hda_intel model=mbp3</em><br />
Il mixer ci presenta diversi canali e switch. Uno con cui dobbiamo fare conoscenza subito è <em>Channel</em>, che può passare da due a sei canali: <em>2ch</em> indica le cuffie, <em>6ch</em> le casse integrate. Purtroppo ancora non viene rilevato automaticamente se abbiamo collegato delle cuffie, quindi per il momento va impostato a mano. I due slider associati al volume delle casse sono <em>Master</em> (ma dai?) e <em>Line-out</em>, mentre se siamo in modalità cuffia oltre a <em>Master</em> dobbiamo regolare <em>Front</em>, e lo switch <em>Speaker</em> ci dà la possibilità di mettere in muto completamente il suono. Inoltre lo switch <em>IEC958</em> attiva l&#8217;uscita ottica (potrete notare che, togliendo il muto, si accende una luce rossa nell&#8217;uscita cuffie).</p>
<p>Purtroppo l&#8217;audio non è così semplice da far funzionare. Il kernel 2.6.28 è passato in [core] nel giro di pochi giorni, seguito a ruota dal 2.6.28.1. Mentre la 2.6.28 andava bene, quest&#8217;ultima dà qualche grattacapo. Evidentemente uno dei tre commit sul driver snd-hda-intel ha portato ad una regressione, segnalata anche da qualche altro utente su portatili diversi. La soluzione è stata scaricare la nuova versione di alsa-lib, la 1.0.19 e ricompilarla per il nuovo kernel. Le possibilità sono due: <a href="http://alsa.opensrc.org/index.php/AlsaBuild2.6#Overwrite_alsa_in_the_kernel_source.28updated_2006-12-26.29" target="_blank">sovrascrivere ALSA</a> direttamente nel kernel e ricreare il pacchetto oppure compilare ALSA a parte e mettere i moduli nella cartella <em>/lib/modules/kernel-2.6.28-ARCH/updates</em>, dove saranno letti prima di quelli originali. Una volta fatto questo l&#8217;audio dovrebbe ritornare come prima (caveat emptor: reboot necessario).</p>
<p>Ho lavorato un po&#8217; anche sul fronte power saving, prima di tutto installando <em>cpufrequtils</em>, <em>laptop-mode-tools</em>, <em>pm-utils</em>, <em>bc</em>, <em>nvclock</em> e <em>xscreensaver</em>. A livello di risparmio energetico il governor migliore per il processore è <em>ondemand</em> (sì, <a title="Why is &quot;ondemand&quot; kernel's CPU governor more efficient than the &quot;conservative&quot; one (or than manually lowering CPU freq)?" href="http://ww.linuxpowertop.org/faq.php" target="_blank">è meglio anche di <em>conservative</em></a>), quindi l&#8217;ho impostato in /etc/conf.d/cpufreq e ho inserito il demone <em>cpufreq</em> in /etc/rc.conf. Ho poi modificato /etc/acpi/handler.sh in diversi punti; ne riporto le parti interessate.</p>
<p>Premere il pulsante di accensione fa fare al sistema uno shutdown ACPI:</p>
<pre>    button/power)
        #echo "PowerButton pressed!"&gt;/dev/tty5
        case "$2" in
            PWRF)
                logger "PowerButton pressed: $2"
                halt
            ;;</pre>
<p>Collegare e scollegare il portatile dalla rete elettrica modifica la luminosità dello schermo e avvia o ferma il <em>laptop-mode</em>:</p>
<pre>    ac_adapter)
        case "$2" in
            AC)
                case "$4" in
                    00000000)
                        #echo -n $minspeed &gt;$setspeed
                        /usr/bin/nvclock -S -15 &gt;/dev/null 2&gt;&amp;1
                        /etc/rc.d/laptop-mode start
                    ;;
                    00000001)
                        #echo -n $maxspeed &gt;$setspeed
                        /usr/bin/nvclock -S +15 &gt;/dev/null 2&gt;&amp;1
                        /etc/rc.d/laptop-mode stop
                    ;;
                esac
                ;;</pre>
<p>La chiusura del lid, come su OS X, mette il sistema in sospensione e, alla riapertura, chiede la password tramite xscreensaver (questo solo se il demone è attivo):</p>
<pre>    button/lid)
        #echo "LID switched!"&gt;/dev/tty5
        case "$2" in
            LID0)
                _res=$( bc &lt;&lt;&lt; "ibase=16; $( tr [:lower:] [:upper:] &lt;&lt;&lt; $4 )%2" )
                case "$_res" in
                    0)
                        nvclock -S $( cat /tmp/.bllev )
                        rm -f /tmp/.bllev
                    ;;
                    1)
                        echo $( nvclock -i | grep '^Backlight' | cut -d' ' -f3 ) &gt; /tmp/.bllev
                        xset dpms force off
                        pidof xscreensaver &gt;/dev/null 2&gt;&amp;1
                        if [ "$?" -eq 0 ] ; then
                            xscreensaver-command -lock &gt;/dev/null 2&gt;&amp;1
                        fi
                        pm-suspend
                    ;;
                esac

            ;;
            *)  logger "ACPI action undefined: $2" ;;
        esac
        ;;</pre>
<p>Anche per questa volta è tutto, ma aspettatevi nuovi post quando avrò altre informazioni utili sottomano <img src='http://blog.bardland.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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	</channel>
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