May 31, 2009
Domani sera (beh, stasera… domenica 31, insomma) il primo concerto dell’anno, in un locale d’eccezione: la Salumeria della Musica. Dalle 19:30 alle 20:30 aperitivo musicale, poi il concerto vero e proprio a partire dalle 21, ingresso libero per tutti. E maledizione, io ho una dannata laringite… i pezzi migliori non potrò cantarli
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May 13, 2009
Succede che ogni tanto abbiamo tutti quanti da rimettere in discussione quello che siamo. Non tanto trovare una nuova prospettiva per osservare sé stessi, quanto piuttosto modificarsi, cambiare, e starsi a guardare dalla solita vecchia poltrona mentre si diventa qualcosa di nuovo. O qualcosa di vecchio, mica importa, basta che sia diverso.
Credevo di non essere più capace di scrivere qualcosa di me come facevo una volta, tant’è che avevo deciso di tener fuori del tutto le questioni personali da qui, ma appunto, si cambia. Capita che conosci qualcuno e decidi che è una persona interessante, con cui vale la pena di parlare senza le maiuscole; capita poi che questo qualcuno pensi la stessa cosa.
Sto riscoprendo il piacere di scrivere: non è facile, anzi, ma come tante cose richiede applicazione e costanza. Due caratteristiche che non mi si addicono molto. Ma voglio riprovarci: e vai di nuovo con i pippotti chilometrici. Non me ne vogliate se non ve ne frega niente. Dopotutto questa è casa mia
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May 13, 2009
[ La tecno-nonna è alle prese con il Brain Training sul Nintendo DS ]
– E poi non mi piace questa cosa, mi dice che ho il cervello di un’ottantenne!
– Perché, scusa, tu quanti anni hai?
– Ottantotto.
– Eh, lamentati…
– Ma ieri me ne dava settantotto!
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October 5, 2008
Nel senso che non mi trovo più. Ma che fine ho fatto? E sì che una volta c’ero… ora ci sono solo i miei impegni: il lavoro, l’università, la musica, i progetti. Com’è che quando uno è preso a fare una cosa gliene vengono in mente mille altre che sarebbe bello fare, se solo avessi del tempo libero? E com’è che tutte le volte che si ha quella mezz’ora libera non si sa da dove cominciare, nemmeno si riesce a ricordare cosa si voleva fare? O almeno questo è quello che di solito succede a me.
Oggi, stranamente, ho avuto una di quelle rare epifanie e ho sistemato quattro pacchetti e mezzo per Arch (voi che usate subclipse potete tornare a respirare, pare sia di nuovo in vita), ma il più delle volte finisco per sprecare quel poco tempo a guardare nel vuoto spremendomi le meningi. Nella testa… il nulla.
Ma a voi checcacchiovenefrega? Niente, però sento il bisogno di fare un mea culpa pubblico per tutto quello che non riesco ad incastrare nel privato. E mica che me le invento ’ste cose, già lo Zio fece quaccosa deggenere, e quindi puntini. Ma io no, non metto in piazza il tutto: ho i miei metodi per Fare le Cose™.
Ho un’agenda io. Per gli impegni. La riempio sempre. Guai a chi nomina il fatto che non la guardo mai.
Ho una mindmap con le cose da fare nei ritagli di tempo, ben categorizzate. Ogni tanto la aggiorno: più che una roadmap pare uno storico.
Ho un file di testo che si chiama REMINDER. Chissà cos’ha dentro, non lo apro da un po’.
Ho una cartella chiamata read, con dentro tutte le cose da leggere: ebook, fumetti, articoli, paper.
E poi ho lui… il blocco della TODO list.
Tutti gli informatici degni di questo nome sanno bene che un TODO list non è una semplice lista delle cose da fare. È la strada verso l’Illuminazione. È da sempre un mistero come quattro fogli tenuti insieme col nastro isolante e un mozzicone di matita possano cambiare la vita di una persona in questo modo.
Ecco, il mio Zen-o-matic giace in sottoutilizzo da qualche settimana. L’ho appena ripreso in mano, ho aggiunto la data di oggi, scritto due righe ed ecco che sono un po’ più in pace con me stesso e col mondo. Dal punto di vista di voi che leggete non cambierà assolutamente nulla. Affari vostri, qui mi sento già meglio.
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July 2, 2008
La giornata scorre lenta come un serpente nella giungla. Similitudine azzardata e dall’aria un po’ stupida, ma è proprio così. Le ondate di afa hanno lasciato il posto a fresco e zanzare tigre, che accorrono a frotte richiamate dallo schermo acceso nel buio. Mi faccio strada tra i tasti nella semioscurità, abitudine ormai completamente acquisita, senza pensare troppo a quello che sto scrivendo. Lascio che venga fuori così come vuole. È un po’ che non scrivo, specie di me. Ne ho bisogno ora.
Dovrei mangiare, sento la fame, ma proprio non mi va. Ho lo stomaco annodato, e neanch’io so veramente perché: ci sono ragioni felici perché sia così, altre meno. È strano come la vita riesca spesso ad essere agrodolce, dosando accuratamente gioie e dolori, restando il più delle volte parca nel somministrarci uno solo dei due calici alla volta.
Ieri è stata una notte confusa, che ha lasciato più domande che risposte. Oggi sono arrivate alcune delle risposte e si sono dimostrate più insoddisfacenti che altro, portando ad ulteriori domande. Sono arrivate anche risposte a domande non fatte, appena subvocalizzate a bassissima frequenza lungo l’arco degli ultimi mesi. Il risultato sono sorrisi e lacrime, in qualche caso entrambi sul volto della stessa persona. A me è arrivato il nodo allo stomaco, e non so davvero per cosa.
Io? Io aspetto. Ho imparato ad aspettare.
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