May 1, 2008
Siamo ormai a maggio, e come ogni anno si sta aprendo la mia “stagione concertistica”. L’agenda del 2008 è più fitta, varia e succosa delle precedenti, quindi ho pensato bene di riassumere un po’ (anche per quelli che sento meno spesso) cosa succederà con un po’ più di anticipo rispetto al solito.
18 maggio – Drama @ Disco Lounge
I Drama suonano metal di genere indefinito, ma le influenze sono molto varie e ve ne accorgerete facilmente se verrete a sentirli. All’attivo abbiamo, oltre alle classiche cover, alcuni pezzi scritti da noi, in continuo aumento. Ci esibiremo al Disco Lounge, ex Atmosphere Live, in via Montegani 64. Ingresso a 5 euro con consumazione.
1 giugno – Cluster @ Blue Note
Come scuola di musica ci siamo aggiudicati per una sera questa prestigiosa location. Suoneremo tanto e tanti generi diversi, ma soprattutto jazz, blues, rock e pop. Io, se tutto va come previsto, dovrei esibirmi come clarinettista insieme a tre gruppi musicali, mentre come cantante sarò coinvolto in diversi pezzi da coro, solisti o in piccoli gruppi. Insomma, probabilmente sarò sul palco quasi tutta la sera. Ingresso gratuito al di sotto dei 26 anni, 12 euro per gli altri. Consumazioni a 8 euro.
6 giugno 5 giugno – QxC @ S. Elena
Molti di coloro che hanno sentito i QxC l’anno scorso all’oratorio di Sant’Elena si sono complimentati per l’originalità dell’esibizione, che è stata molto apprezzata. Che foste tra quelli o meno, preparatevi, perché quest’anno avremo una serata tutta per noi, e se credevate di aver visto tutto… cambierete idea! Sarà una serata con tanta musica di tutti i generi (sul serio!), ospiti e molte sorprese. Vi aspetto tutti in piazza Sant’Elena, specie quelli che ci hanno bidonati l’anno scorso. Non ve ne pentirete. Ingresso libero!
16 giugno – Cluster @ Teatro Pime
Il concerto di fine anno della scuola di musica dove studio… un’overdose di musica di tutti i tipi, con tanti giovani e meno giovani che si divertono sul palco e tra il pubblico. Il teatro Pime si trova in via Mosè Bianchi 94. Ingresso gratuito per i ragazzi.
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April 3, 2008
Un amico.
Due birre.
Tre computer.
Quattro caffè.
Cinque pezzi da sistemare per il gruppo.
Missione compiuta, complimenti a noi!
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March 18, 2008
A dimostrazione del fatto che il blog è in fondo alla lista dei miei pensieri, ho bellamente dimenticato di segnalare il primo concerto dei Drama, uno dei miei gruppi. Domani, mercoledì 19 marzo, ci esibiremo dunque al LimeLight, in via Castelbarco 11 a Milano, con un repertorio che include alcune cover, un paio di nostre composizioni e qualcosa un-po’-e-un-po’ (dormite preoccupati
).
L’ingresso con prevendita costa 15 €, che diventano 20 senza prevendita. Ovviamente più gente c’è meglio è, lo so che sto avvisando solo all’ultimo ma ogni presenza è bene accetta. Eventualmente contattatemi per le prevendite, al più tardi entro domani mattina, che dopo pranzo le dobbiamo consegnare.
Partecipate numerosi!
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February 19, 2008
Hans ha bisogno di essere revisionato e rimesso in sesto. Hans è il mio clarinetto, beninteso, un Buffet RC. La revisione di norma si fa ogni uno-due anni al massimo, io però finora l’ho sempre evitato, un po’ per pigrizia e un po’ perché non suono così tanto da renderlo indispensabile. Pare che ci vorrà una settimana almeno, quindi ho dovuto ripescare il vecchio Johnny, un Orsi 21S ormai fuori produzione che acquistai usato ormai nel lontano… ’99, credo, ma non ci giurerei.
Erano tanti anni che non lo tiravo nemmeno fuori dalla sua custodia, Johnny, e in effetti fa proprio una magra figura accanto ad Hans. Johnny ha il legno sbiadito – d’altronde non è smaltato – e le chiavi sono leggermente ossidate. Tutti i sugheri erano ormai secchi, quindi prima di montarlo ho dovuto ingrassarli. La prima sensazione, dopo aver unito i pezzi, è stata di peso, mi sembrava che Hans fosse più leggero, ma mi sbagliavo: 756 grammi per Johnny, contro i 769 di Hans, bocchino escluso, ovviamente. La sensazione nonostante la misura permane, probabilmente il peso, che poggia quasi solo sul pollice destro, è distribuito peggio. Poi la lunghezza: Johnny è più corto, ne sono sicuro. E qui non sbaglio: è il barilotto, che fa un paio di millimetri in meno rispetto a quello dell’RC. Mi stupisco di me stesso per l’occhio.
Monto il bocchino dell’RC, un B45 con ancia del 3, ho cominciato ad usarle da poco ma mi trovo piuttosto bene. Assunta la posizione sento tantissimo le differenze nel posizionamento delle chiavi: gli anelli sono più alti, specie quelli della mano destra, le molle sono piuttosto dure e la chiave del mi bemolle sinistro del registro di clarino è praticamente irraggiungibile (mi chiedo se il signor Orsi avesse mignoli anormalmente lunghi), mentre la corrispettiva destra quasi non ha gioco. Tutte le chiavi, poi, sono eccezionalmente rumorose, ma questo potrebbe essere dovuto all’incuria e all’età.
Abbozzo qualche nota. Il suono è faticoso, piccolo e sporco. D’accordo, il bocchino non è il suo (dove accidenti avrò messo il B40?), ma fatico veramente troppo a tirare fuori qualcosa di decente: passa aria ovunque, le chiavi sono decisamente poco responsive, tanto che il suono arriva talvolta ad interrompersi tra una nota e l’altra. Il registro superiore, poi, è quasi intoccabile: ci si arriva in legato, ma lo staccato tira fuori solo aria nella maggior parte dei casi.
Pesco a caso tra i libri che ho tirato giù dall’armadio insieme ai due clarinetti (in un raptus nostalgico ho preso anche lo Yamaha), i 21 capricci del Gambaro. Dovrebbe essere gestibile, forse mi ricordo ancora qualcosa. Attacco il settimo, giusto per partire con qualcosa di semplice, ma dopo tre righe sono costretto a fermarmi, mi manca il fiato, il suono è terribile e fatica a riabituarmi alle chiavi. Un po’ frustrato stacco il B45 e lo rimetto sull’RC per ritentare. Il pezzo va liscio fino in fondo, già al tempo finale anche in prima lettura, con poche sbavature. Decisamente non me l’aspettavo, credevo di essere parecchio più arrugginito sulla classica. In un impeto infilo dritto l’ottavo, uno degli allora odiati adagi, e a parte alcune suddivisioni anche questo va abbastanza tranquillo, nonostante qualche incertezza sull’allegro che segue, comunque portato a tempo. Fin troppo convinto salto fino al diciassettesimo e fatico non poco, il risultato non è decisamente dei migliori ma all’epoca il mio maestro sarebbe stato felice di sentirmi suonare così.
Non c’è niente da fare, lo strumento fa la sua grossa parte e sarà una settimana dura, tra la lezione e le prove con i gruppi. Spero solo che passi presto
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November 19, 2007
È da molto tempo che sono un grande fan dei Queensrÿche, ho una particolare adorazione per i primi sei dischi, e sono anni ormai che attendo di vederli dal vivo. Si potrà immaginare il mio stato d’animo, dunque, quando ho visto che un loro concerto era previsto per il 20 di novembre e, come se non bastasse, era in uscita un disco interamente composto di cover da loro interpretate. Per di più, tra questi pezzi figura Heaven on their Minds, dal Jesus Christ Superstar, che adoro al punto da averla interpretata al concerto di giugno. Bene, ho vinto una doppia delusione con i fiocchi. La prima: il gruppo non terrà il concerto come previsto, a causa di poco chiari problemi familiari di un non meglio specificato membro della band. Poco male, torneranno l’anno prossimo, questa si recupera.
Il peggio viene dal disco. L’apertura è una Welcome to the Machine ben interpretata e personalizzata. La parte vocale si adatta particolarmente bene alla timbrica e al range di Geoff Tate, e anche un pezzo che non reputo tra i migliori dei Pink Floyd scivola via con molto piacere, nonostante le quadrature ritmiche tipiche di ogni band prog che si rispetti. A questo punto sono davvero pronto a gustarmi Heaven, seconda traccia del disco, e anzi la attendo con impazienza. La reinterpretazione di Tate fatica a decollare tanto che sembra a volte addirittura stonato, mentre la parte strumentale è solo tecnica e niente feeling. Pazienza, ci si accontenta, uno dei miei idoli che canta la parte che fu dell’indimenticato Carl Anderson può valere l’interpretazione non al top. O almeno lo credevo.
Proseguo nell’ascolto del pezzo: è arrivato finalmente il momento del famoso intermezzo in sette ottavi, la parte che preferisco. Ma… qualcosa non quadra… o meglio, quadra troppo. Che cos’è questa roba? Otto?
OTTO?
Il disco è finito. Mancano ancora nove tracce, ma è già finito. Comincio a scrivere questo post, intanto la musica prosegue ma ormai non la seguo più. Riesco solo a sentire una penosa Innuendo, su cui veramente non è il caso di spendere una sola parola, altrimenti a qualcuno fischiano le orecchie fino a Seattle e una ridicola Odissea, che sembra cantata da Panariello sbronzo, con tastieroni da power metal a cercare di mimare un’intera orchestra d’archi i cui pizzicati sembrano piuttosto dei colpi di piccone. A seguire, e in chiusura, Bullet in the Sky degli U2. Chiudo qui il post prima di sentirla, forse è meglio.
Delusione, non mi viene in mente altro.
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