Col senno di poi :: inno alla procrastinazione

Col senno di poi

Ma chi ci crede più alle coincidenze?

Posted on May 17th, 2006 by bardo
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Ancora quella dannata luce si mette a lampeggiare. Sembra sempre che voglia avvisarmi di qualcosa.

Sogni…

Posted on May 16th, 2006 by bardo
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Sogno tanto e spesso in questo periodo. A prescindere dalle questioni puramente biologiche (si sogna sempre, semplicemente non ce ne ricordiamo perché ci svegliamo lontano dalle fasi REM), l’aumento è impressionante. Prima succedeva forse una volta ogni due mesi, ora è quasi quotidiano, e ricordo anche abbastanza bene quello che ho sognato. Non è un caso: sto riprendendo i contatti con la mia componente onirica, è ormai quasi un paio di settimane che ci sto lavorando.

L’interesse è tornato un paio di settimane fa, discutendo di sonno polifasico e di come aiuta ad avere sogni lucidi. Nei sogni lucidi avviene una cosa molto particolare: ci si rende conto di sognare, e si assume un parziale controllo sull’evoluzione del sogno stesso. Ci sono svariate tecniche per favorire la possibilità di un sogno lucido, e altre che servono, una volta nel sogno, a rendersi conto che non è un mondo reale (cosa spesso difficile, nonostante le evidenti incongruenze con la realtà).

La prima parte non è molto difficile. Dato che le differenze tra sogno e realtà diventano evidenti ad un’analisi sufficientemente attenta (non tanto nell’apparenza delle cose, quanto nell’interazione che possiamo avere con esse), prestare la massima attenzione a quello che accade è il modo migliore per avere un sogno lucido. Per questo ci può essere utile una specie di autoipnosi: andare a dormire con la ferma intenzione di accorgerci di tutte le più piccole cose che vedremo nel sonno. Sembra una stupidaggine, ma è il modo migliore di guadagnare la coscienza di ciò che accade nei nostri sogni, invece di lasciarli essere un film che ci scorre davanti agli occhi o poco più.

Una volta arrivati fin qui, il lavoro è fatto solo a metà, e bisogna adottare quei piccoli trucchi di cui parlavo prima. Ad esempio gli interruttori. Di solito gli interruttori dei sogni non funzionano, o fanno cose che non dovrebbe fare un interruttore normale, come far sparire una parete della stanza, ad esempio. Un altro test molto comune è la forza di gravità, che di solito è molto più debole di quella reale, o addirittura variabile (normale mentre camminiamo, debole, assente o “controllabile” quando saltiamo o siamo in aria).

Ci sono poi molte altre tecniche (che per uno con ritmi di sonno così variabili e poco prolungati come me sono difficili o impossibili da mettere in pratica) che una veloce ricerca con google vi metterà a disposizione. Se la cosa vi interessa vi consiglio di provare, è un’esperienza molto particolare.
Il sogno lucido non è una tecnica che arriva da sola, o in breve tempo, serve costanza e applicazione, anche se non richiede un enorme impegno. Ancora non sono arrivato al sogno lucido vero e proprio (mi è capitato solo un paio di volte tempo fa, casualmente), ma posso assicurare che assumere un certo controllo sui propri sogni è piacevole, ed è a dir poco sorprendente quello che si riesce ad ottenere anche in breve tempo…

Certe piogge non si possono sprecare così

Posted on May 9th, 2006 by bardo
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Questa sera mi sono preso un po’ di tempo per me e sono andato a fare un giro al Parco delle Cave, sotto casa. Era tanto che non ci andavo di notte, quasi un anno, e già da qualche giorno stavo cercando l’occasione buona. Ho scelto la serata perfetta: nessuno in giro, temperatura buona e un vento inebriante, proprio come piace a me. E poi il cielo. Il cielo, qui in città, è una cosa molto particolare, la notte. L’inquinamento luminoso, lo stesso che ci impedisce di vedere le stelle, illumina di una luce tenue tutte le cose, in quelle aree oscure come i parchi, e permette di camminare al buio senza perdersi o farsi male.

Ecco, il vento era come se mi attraversasse, come acqua che si infila in ogni minimo interstizio e, spinta dalla sua stessa corrente, lava e purifica. Così era la mia mente, così mi sentivo: immemore di tutto, al di sopra di ogni male fatto e subìto. Respiro liquido. E quel cielo viola (Viola di chi? Viola di nessuno.) a rendere tutto così irreale, quasi onirico.
Mi ha preso una strana euforia. Ridevo, lì da solo. Ero felice. Lo sono stato, per tutta quella splendida mezz’ora.

Poi le prime goccioline. Ora di andare a casa, mi sono detto. Ma non prima di essermele godute per un po’, perché certe piogge non si possono sprecare così. E allora cappuccio in testa, a ripararmi dal vento che nel frattempo s’era fatto freddo, e sguardo al cielo, per sentirmi punzecchiare il volto da quelle sottilissime, dolci, gelide stilettate, come punte di spillo zen.

Un po’ di pace interiore anche per me. Mi sembra di meritarmela.

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