February 1, 2009

Debian e i GID a muzzo

Cosa succede quando uno si trova a dover amministrare un po’ di macchine server e client di OS diversi? Che ad un certo punto lo sbattimento di gestire e replicare utenze su enne servizi a destra e a manca diventa troppo e si cerca una soluzione centralizzata. La scelta cade, per motivi di possibilità di ridondanza nella nostra architettura, su OpenLDAP, con cui per questa ragione il sottoscritto sta lottando da tempo.

Di per sé non è neanche una brutta cosa, che esista un server di directory libero, peccato che i principali sviluppatori sembra si sentano parte di un’elite estremamente esclusiva, secondo la cui etichetta i non iniziati non hanno il diritto di capire perché la baracca non funziona. E quindi via, un errore più incomprensibile dell’altro, ognuno condito da linguaggio accademico e infarcito di buzzword. Va da sé che i “non iniziati” hanno, dall’altro lato, scritto centinaia di guide che dovrebbero aiutare chi, come loro, comincia ad affrontare l’argomento. E va da sé che non esistono due guide completamente d’accordo su ogni punto. Ma anche a questo il sysadmin più cocciuto può resistere, e se infinite prove fallite e chili di documentazione non lo spaventano, può arrivare a grokkare, fino ad un certo punto, la configurazione di OpenLDAP. Quel tanto che basta per fargli fare quello per cui è stato inventato.

Ed è qui che arriva Debian. Il sistema operativo danno universale. Ma andiamo con ordine. Mi viene messa in mano una mezza installazione di OpenLDAP qualche mese fa perché prenda confidenza con questo strumento del demonio nei tempi morti al lavoro, e capisco subito che non sarà impresa facile. La macchina è uno dei nostri server Sarge, regolarmente aggiornato. Configuro dunque il db, il server, il client, baracca e burattini, importo a fatica i dati del sistema, dopo un po’ di smadonnamenti riesco anche a querarlo con ldapsearch. Sembra funzionare, fico. Peccato che le modifiche fatte al db non siano viste dal sistema, e nonostante il demone nscd sia avviato, funzionante e configurato per parlare con ldap, getent continua a ritornare i vecchi risultati per passwd e compagnia cantante.

Dopo qualche giorno di questo andazzo, facendosi più pressante la richiesta per il server, decido di dare una scossa allo sviluppo della cosa e riparto da zero, forte dell’esperienza accumulata, su una Lenny dedicata. Magia, tutto funziona senza troppa fatica e getent ritorna allegramente le informazioni del db. Ormai considero gran parte del lavoro come concluso. Fast forward di qualche settimana in cui ho avuto altro da fare, decido di portare la configurazione sulla macchina Sarge e… non funziona più nulla! Com’è?

Decido, dopo varie litigate con nscd, che c’è qualche problema su Sarge, ed inizio a considerare ldap rotto a livello di distro. Niente di tragico, significa semplicemente che il server andrà a finire su una macchina Lenny, le Sarge saranno solo client. E qui casca l’asino. Esporto in un file ldif /etc/group del server Sarge, lo trasloco sulla Lenny e faccio un rapido check prima di importarlo. Resto allibito: i GID sono diversi tra le due macchine! Ovviamente non parlo dei GID utente, ma di quelli creati per i demoni di sistema “extra”, che vengono assegnati tra il 100 e il 1000.

Perché ogni servizio non ha il suo GID fisso? Come diamine faccio a mettere su un server LDAP che gestisca anche i gruppi per un tot di macchine senza trovarmi i GID sminchiati? Devo forse fermare una macchina di produzione per dare chown ricorsivi a manetta su tutta la root ed uniformare i server? Come accidenti si fa ad integrare macchine Debian preesistenti in una directory LDAP evitando problemi del genere?

Deve esserci una spiegazione, non possono essere così stupidi in debian… deve esserci un modo! Si accettano consigli :(

Posted by bardo under acido, g33k1ng around, wtf? | Comments (5)

October 5, 2008

Mi sono perso

Nel senso che non mi trovo più. Ma che fine ho fatto? E sì che una volta c’ero… ora ci sono solo i miei impegni: il lavoro, l’università, la musica, i progetti. Com’è che quando uno è preso a fare una cosa gliene vengono in mente mille altre che sarebbe bello fare, se solo avessi del tempo libero? E com’è che tutte le volte che si ha quella mezz’ora libera non si sa da dove cominciare, nemmeno si riesce a ricordare cosa si voleva fare? O almeno questo è quello che di solito succede a me.

Oggi, stranamente, ho avuto una di quelle rare epifanie e ho sistemato quattro pacchetti e mezzo per Arch (voi che usate subclipse potete tornare a respirare, pare sia di nuovo in vita), ma il più delle volte finisco per sprecare quel poco tempo a guardare nel vuoto spremendomi le meningi. Nella testa… il nulla.

Ma a voi checcacchiovenefrega? Niente, però sento il bisogno di fare un mea culpa pubblico per tutto quello che non riesco ad incastrare nel privato. E mica che me le invento ’ste cose, già lo Zio fece quaccosa deggenere, e quindi puntini. Ma io no, non metto in piazza il tutto: ho i miei metodi per Fare le Cose™.

Ho un’agenda io. Per gli impegni. La riempio sempre. Guai a chi nomina il fatto che non la guardo mai.

Ho una mindmap con le cose da fare nei ritagli di tempo, ben categorizzate. Ogni tanto la aggiorno: più che una roadmap pare uno storico.

Ho un file di testo che si chiama REMINDER. Chissà cos’ha dentro, non lo apro da un po’.

Ho una cartella chiamata read, con dentro tutte le cose da leggere: ebook, fumetti, articoli, paper.

E poi ho lui… il blocco della TODO list.

Tutti gli informatici degni di questo nome sanno bene che un TODO list non è una semplice lista delle cose da fare. È la strada verso l’Illuminazione. È da sempre un mistero come quattro fogli tenuti insieme col nastro isolante e un mozzicone di matita possano cambiare la vita di una persona in questo modo.

Ecco, il mio Zen-o-matic giace in sottoutilizzo da qualche settimana. L’ho appena ripreso in mano, ho aggiunto la data di oggi, scritto due righe ed ecco che sono un po’ più in pace con me stesso e col mondo. Dal punto di vista di voi che leggete non cambierà assolutamente nulla. Affari vostri, qui mi sento già meglio.

Posted by bardo under life, wtf? | Comments (3)

October 1, 2008

Punto Informatico

puntini... informatici

puntini... informatici

Posted by bardo under g33k1ng around, wtf? | Comments (1)

July 4, 2008

E finirà… con una grande birra!

(Atto unico. Commedia brillante.)

SCENA PRIMASala Email del palazzo Intertubi

Sipario. Il palco è buio. Corrado è seduto su uno sgabello con un computer portatile sulle ginocchia che lo illumina di una luce fredda e  tenue. Alla sua destra, ancora nascosta dal buio, c’è una porta che dà sulla quinta.

La porta si apre e subito si fa luce su tutto il palco. La luce è forte e Corrado, poco abituato, ne è evidentemente infastidito. Entra Laura, concitata. Ha l’aria stanca, ma sorride.

LAURA: Annunciaziò, annunciaziò! Allora signori miei… io vi avverto, voi rispondete e poi vi trovo la location. GIOVEDI 3 finisco con gli esami… beh il resto lo sapete, vi avevo avvisato che finito volevo andare a bere BIRRA… TANTA… quindi io vi dico la data prescelta per… sarebbe venerdi 4!!! Chi c’è??? Fatemi sapere cosi organizzo. Un bacio a tutti.

Laura esce dalla porta sulle note di Chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere. Corrado la ignora.

Buio.


SCENA SECONDA – Cellulare di Corrado, dentro Stalingrado

Suoni e rumori di un pub: musica, bicchieri che tintinnano, persone che parlano. Luce. Corrado è al banco, ha appena ordinato la prima birra
della serata e si gode il momento della spillatura. Il palco vibra: messaggio! Corrado valuta la spillatura e decide che ha giusto il tempo
di leggerlo prima di ritirare il suo bicchiere.

Entra Laura.

LAURA: Ciau! Stavo pensando di organizzare una bella bevuta per festeggiare la maturità venerdì sera. Tu ci saresti?

Corrado, ridacchiando, si mette in tasca Laura, prende la birra e va verso Danilo che si sta occupando dei panini all’altro capo del bancone.

CORRADO: Laura mi ha mandato la mail per la festa, l’altra sera, e io l’ho bellamente ignorata. Stasera ci ha riprovato con un sms sperando che io rispondessi. Illusa… e sì che ormai dovrebbe conoscermi!

Danilo ride con lui.

Buio.


SCENA TERZA – Sala Email del palazzo Intertubi

Come all’inizio della prima scena, Corrado è sullo sgabello col computer e si massaggia le tempie doloranti per la bevuta della sera precedente. Accanto a lui una pila di libri dai titoli astrusi. Corrado digita al computer, di tanto in tanto li guarda con aria poco convinta, poi torna alle sue attività informatiche. Gli balena in testa un’idea.

CORRADO (con la voce un po’ impastata e il volto illuminato): Scriverò una commedia!

Luce. Leggera, non fastidiosa come nella prima scena. Corrado si alza, appoggia il portatile su una mensola, qualche colpo di mouse e comincia allegro a ticchettare sui tasti. Una volta concluso preme con un gesto teatrale il tasto Invio, la porta si apre e Laura, con aria stranita, viene trascinata dentro come da una forza invisibile

CORRADO (guardandola convinto): Ci sarò!

Buio.

Sipario.

Posted by bardo under wtf? | Comments (6)

December 5, 2007

Ulteriore sonno perduto inutilmente

Trovo un certo non so che di sadico nell’alzarsi alle sei e mezza, attraversare la città nel casino più totale passando più di mezz’ora in piedi in metropolitana pigiato come una sardina, arrivare in università con dieci minuti di ritardo, correre in aula per l’esercitazione di elettronica e trovare gli altri studenti a cazzeggiare col caffè in mano subito fuori dalla porta. Dov’è Rech?

A me (e ad altri cento più o meno) girano a elica, già che di norma avrei quattro ore di buco, quindi sono arrivato alle otto e mezza per andare a lezione alle due e mezza del pomeriggio. Vabbé, ne approfitterò per fare qualcosa di produttivo. Tipo leggere la posta.

Posted by bardo under acido, life, uni, wtf? | Comments (1)

Next Page »