X Factor: la mia prima (e probabilmente ultima) esperienza televisiva
Posted on March 11th, 2008 by bardoPosted in life | 4 Comments »
Che ci facevo tra il pubblico di X Factor? Lavoravo, fondamentalmente. Ho fatto il figurante, ovvero una persona che se ne sta tra il pubblico ordinario con lo specifico compito di coinvolgere chi gli sta intorno nella partecipazione alla trasmissione. Beninteso, non mi piace che ci sia bisogno di persone che fanno questo: la loro stessa esistenza dimostra la falsità del mondo televisivo, che comunque si spinge ben oltre, ma di questo parlerò più avanti. Basti dire che non ero contento di essere lì, che mi sentivo un pesce fuor d’acqua, ma che comunque come lavoratore stipendiato ho cercato di fare al meglio quello per cui ero pagato.
Come molti sanno sono da qualche anno uno strenuo oppositore della televisione e del mondo che ci gira intorno, e non è stata una scelta facile quella di partecipare a questa trasmissione, ma ho deciso di farlo comunque per diverse ragioni. Una di queste risiede nel fatto che per contestare qualcosa bisogna avere un minimo di cognizione di causa. Che ne sapevo io veramente della televisione? Nulla. E che cosa ne so adesso? Molto poco, ma mi è bastato. Dunque ecco com’è andata.
La serata prevedeva un ritrovo alle 19.30 agli studi RAI di via Mecenate a Milano, inizio trasmissione alle 21.00 e conclusione intorno alla mezzanotte. Questo almeno in teoria. Alle 19.20 arriviamo (un gruppo di una quindicina di persone) davanti all’ingresso spettatori, e già ne troviamo altre cinquanta circa, che poi aumenteranno fino ad almeno duecento. Tra di noi, si capisce, ci sono il pubblico, i figuranti e i parenti dei partecipanti al programma. Piove, ma la porta resta chiusa fino a ben dopo l’orario di ingresso previsto, e quando viene aperta viene data precedenza ai parenti, mentre noi dobbiamo attendere il nostro turno, riuscendo ad entrare solo a piccoli gruppi. È solo il primo segno di una profonda disorganizzazione dell’intera struttura.
Siamo stati avvisati, una volta entrati, di menzionare il fatto che siamo figuranti, probabilmente a causa di alcune liberatorie che dovremmo firmare. Non ci viene consegnato alcunché, a differenza di tutti gli altri, con il loro pacchetto di fogli e i pass per accedere all’area delle riprese. Intanto il pubblico comincia ad entrare e a sedersi, mentre noi restiamo fuori in attesa della nostra organizzatrice, che ci chiede di aspettare finché non sarà riuscita a gestire tutti i parenti. A venti minuti dalla diretta, dopo che tutto si è svolto con la dovuta calma, a noi viene messa una fretta indiavolata: firmare i moduli (par condicio compresa) e correre dentro, che tra pochissimo si comincia! Noi, dopo aver fatto tutto di fretta, ci lanciamo all’ingresso, dove veniamo di nuovo messi in attesa.
Quando finalmente riusciamo ad entrare i posti liberi scarseggiano, ci viene chiesto di occuparli tutti, ma solo metà di noi ci riuscirà. Alcuni restano fuori, con conseguente grosso giramento di maroni, dopo tutto lo sbattimento che ci siamo fatti. Io, per fortuna o purtroppo, sono dentro, quindi cerco di ascoltare le ultime indicazioni che vengono date. Almeno quelle, dato che i responsabili dello staff stanno parlando da almeno dieci minuti.
Finalmente il programma inizia, io sono solo e i pochi amici che riesco a vedere sono lontani: lo spirito di gruppo che ci è stato chiesto di tirare fuori quando siamo stati ingaggiati non serve assolutamente a nulla, potevano predere chiunque altro e sarebbe stata la stessa cosa. Tralascio tutto quello che riguarda il programma in sé, decisamente trash con le banalità imbarazzanti di Francesco Facchinetti, l’incompetenza musicale di Simona Ventura, l’occhio distaccato da affarista di Mara Maionchi e un Morgan che sembrava decisamente fuori posto, tanto da dire anche lui le sue cazzate ogni tanto.
I siparietti strappalacrime dei giudici messi nella difficile posizione di scegliere chi eliminare, dei ragazzi esclusi in lacrime e dei genitori delusi sono stati degni del peggior reality, chiaramente messi lì per portare a casa un po’ di share. Si è cercato in tutti i modi, negli ultimi due mesi, di dire che questo programma «non è un reality, è un talent show», ma alla fine la sostanza è sempre quella. Il televoto, poi è chiaramente stato messo lì per coinvolgere di più i telespettatori, che così avrebbero avuto una motivazione in più per seguire il programma, diretto rivale del Grande Fratello su Mediaset.
E poi noi, il pubblico. Delle scimmiette, al comando di due “animatori” che facevano partire gli applausi e ci indicavano come muoverci, quando e cosa urlare. Sotto questo punto di vista è stata un’esperienza umiliante, ma ancora più tristezza mi ha messo vedere le persone intorno a noi che si divertivano, urlavano e ridevano in continuazione, senza che davvero ci fosse nulla di cui gioire. Siamo davvero gente piccola.
L’agonia si è conclusa ben oltre l’orario previsto, era ormai l’una quando siamo riusciti ad uscire, recuperare le nostre cose al guardaroba e reincontrare gli altri che erano rimasti fuori. Non è stata una bella serata per quasi tutti noi, e la RAI ha contribuito abbondantemente al nostro malcontento, in particolare a quello di chi, uscito di casa alle sei di sera, è tornato dopo le due di notte senza concludere nulla, passando il suo tempo in macchina, sotto la pioggia, schiacciato tra la gente e infine in una saletta con un piccolo televisore a guardare cosa sta accadendo in studio. Il pensiero della sveglia alle sei del mattino è stato il colpo finale…
Mai più.

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